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''Coup de théâtre''

Politica / Consiglio regionale

2 Marzo 2017

in consiglio ... e poi?

Difficile capire dove si vuole arrivare nel marasma politico, invero assai deprimente, al quale stiamo assistendo da qualche mese a questa parte e che mercoledì ha prodotto l’ultimo “coup de théâtre”: le dimissioni in massa dell’esecutivo, meno due stavolta. Cose mai viste.

L'unico aspetto chiaro di questa lunga stagione buia della politica valdostana è che l'obiettivo principe è quello di abbattere il “grande burattinaio” e fin lì sai che novità. Il problema è che la auspicata e forse vicina caduta politica dell'augusto, senz'altro necessaria per uscire dalla palude di conservatorismo, autoritarismo e opacità che ne ha contraddistinto l’azione e per sperare di svoltare finalmente pagina in Valle, si intreccia con vicende giudiziarie, frammentazione spinta dei partiti, veti incrociati, inviti a dedurre, commissioni d'inchiesta. Anche con questo si deve fare i conti nella ricerca di numeri e soluzioni alternative al logoro primato dell'uomo di Brusson, il quale, peraltro, non pare per niente intenzionato a cedere e ad immaginare soluzioni che lo escludano dallo scranno più alto del governo.

Mozione di sfiducia? Nuova maggioranza? Governo di salute pubblica? Elezioni anticipate? Rimpasto? Staremo a vedere nei prossimi giorni. Certo è che pare impensabile fare passare tutti i 60 giorni della “prorogatio” senza trovare una soluzione per fare ripartire l’attività di governo; sarebbe irresponsabile e per la comunità valdostana sarebbe un ulteriore danno. Altrettanto certo è che l’ipotesi del nuovo assetto che parrebbe prospettarsi in Consiglio, tra l’altro con Stella Alpina al momento divisa quasi a metà tra i due possibili schieramenti, sarebbe quanto di più lontano si possa immaginare dal quadro delle alleanze presentato nel 2013 e dalle conseguenti scelte fatte dagli elettori. Molto meglio, allora, le elezioni anticipate, che sarebbero l'unico modo per uscire (almeno si spera) da una situazione così imbarazzante, caotica e irrispettosa delle scelte fatte a suo tempo dai valdostani. Prima, però, sarebbe opportuno modificare la legge elettorale, per evitare maggioranze risicate e controllo del voto, purché, in questo caso, si faccia in fretta un nuovo governo a tale scopo (con un diverso capo dell’esecutivo), si trovi un accordo e 24 voti in Consiglio: “dettagli” tutt’altro che scontati nella attuale baraonda di piazza Deffeyes.

In ogni caso la partita si gioca tutta a palazzo, con esiti ad oggi ancora piuttosto incerti. I valdostani non possono che restare a guardare, sperando che prima o poi, nell’aula che glorifica “les peuples qui sont comme des flambeaux”, qualcuno torni a parlare di loro.
 

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