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La solfa del tradimento

Politica

20 Febbraio 2017

Quando l'obbedienza è cieca

Sabato si è consumato il consueto rituale del congresso unionista, che ha messo al centro due temi ormai onnipresenti ad ogni appuntamento congressuale: l’unità per il bene della Valle d’Aosta e le accuse di tradimento ai fuoriusciti di turno.

Il richiamo all’unione, per una volta non rivolto al proprio interno ma ai bizzosi alleati della “grosse koalition de no-s-atre”, è, in assenza di qualsiasi prospettiva concreta di una reale svolta su regole del gioco e persone, che garantisca pluralità e metodi nuovi,l’ennesimo esercizio di vuota retorica. Quanto ai fuoriusciti, si tratta solo degli ultimi di un elenco impressionante, soprattutto in termini di personalità che hanno avuto ruoli di alta rappresentanza e responsabilità nell’UV e nella politica valdostana.

In questi anni se ne sono andati praticamente tutti: presidenti di Regione, assessori, presidenti del Movimento, deputati e senatori, ideologi e intellettuali, sindaci, per non citare che i più in vista. Forse, allora, ricondurre tutto questo sempre e solo al tradimento per interessi personali appare un po’ riduttivo, mentre non c’è traccia di una seria riflessione sulle cause dell’esodo e dello stato di salute, non proprio florido, del Mouvement.

La fedeltà politica è di per sé nobile, ma diventa feudalità, vassallaggio, mortificazione di sé nel momento in cui si riduce a cieca e acritica obbedienza in nome dell’unanimità pretesa da uno solo. Senza una reale volontà, soprattutto da parte del partito di maggioranza relativa, di produrre forti mutamenti di uomini e metodi, il richiamo all’unità, al quale sono sensibili tanti valdostani desiderosi di una politica meno autoreferenziale e litigiosa, resterà uno stanco refrain destinato a cadere nel vuoto.

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